Il progetto di istituire a Prato un Centro di Informazione e Documentazione (CID) sulle arti visive, in parallelo alla volontà dell’industriale pratese Enrico Pecci di realizzare e donare alla città un museo d’arte contemporanea in memoria di suo figlio Luigi prematuramente scomparso, è presentato nel 1982 all’interno della rassegna La Città degli Uffizi. I Musei del futuro1. Il progetto del CID è inserito nel capitolo dedicato alla realizzazione de Il museo d’arte contemporanea a Prato, pensato come «una struttura funzionale del Comune di Prato» gestita in accordo con la Regione Toscana, che si propone fin dall’inizio di «costituire un supporto documentativo fondamentale per le stesse manifestazioni espositive organizzate nell’area» e di svolgere «un ruolo attivo di informazione su quanto accade a livello internazionale»2, nella consapevolezza di sopperire all’assenza in Italia di un centro di documentazione per l’arte contemporanea.
«Le cose antiche fatte da uomini intelligenti creano intelligenza per noie per gli uomini del futuro». Loriano Bertini collezionista versatile (di Daniela Degl’Innocenti)
Loriano Bertini, come molti imprenditori pratesi del secondo dopoguerra, ha iniziato la sua carriera nell’industria tessile da impannatore riuscendo, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, a ottenere ottimi profitti grazie al commercio estero di drapperia da uomo e altri...
