Le concezioni che valorizzano l’opera d’arte come documento storico, oltreché estetico, sono relativamente recenti. Nei fatti, l’uomo ha da sempre considerato gli spazi costruiti come organismi in movimento: legati alla funzione e al gusto del tempo, essi hanno subito continue mutazioni, riutilizzando e in qualche modo reinventando l’esistente, aggiungendo nuovi elementi e in qualche caso sostituendoli a quelli che non corrispondevano più al gusto dell’epoca. Un fenomeno ininterrotto, che ha avuto un punto di acme in età barocca, quando furono innumerevoli gli edifici che, in linea con i nuovi gusti estetici, videro la sostituzione o la copertura di interventi medievali, considerati al tempo “primitivi”. A questa sorte non sfuggì neppure la chiesa di San Francesco in Prato, che nella prima metà del Seicento fu sottoposta a radicali ristrutturazioni, documentate da una descrizione dell’epoca, rinvenuta e pubblicata dal Marchini.
Affermare la coscienza del tempo. Prato e la genesi del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci (di Alessio Zipoli)
Da oltre due millenni il teatro è uno spazio di critica e dibattito, uno dei pochi rimasti, in una società fatta di immediatezza, immagini fugaci, e assurde cacofonie. Il teatro offre il gradito privilegio di fermare la mente e lasciarsi incantare dalla penombra del...
