Echi id un monumento perduto (di Simonetta Cavaciocchi)

Prato Storia e Arte n.116

Le concezioni che valorizzano l’opera d’arte come documento storico, oltreché estetico, sono relativamente recenti. Nei fatti, l’uomo ha da sempre considerato gli spazi costruiti come organismi in movimento: legati alla funzione e al gusto del tempo, essi hanno subito continue mutazioni, riutilizzando e in qualche modo reinventando l’esistente, aggiungendo nuovi elementi e in qualche caso sostituendoli a quelli che non corrispondevano più al gusto dell’epoca. Un fenomeno ininterrotto, che ha avuto un punto di acme in età barocca, quando furono innumerevoli gli edifici che, in linea con i nuovi gusti estetici, videro la sostituzione o la copertura di interventi medievali, considerati al tempo “primitivi”. A questa sorte non sfuggì neppure la chiesa di San Francesco in Prato, che nella prima metà del Seicento fu sottoposta a radicali ristrutturazioni, documentate da una descrizione dell’epoca, rinvenuta e pubblicata dal Marchini.

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