Con Umberto Mannucci se n’è andata una delle figure più rappresentative del Novecento pratese. Un intellettuale che ha amato profondamente la sua città e il popolo di questa nostra terra industriosa. Attento ai mutamenti del tempo ma estremamente selettivo, custode geloso della cultura che lo aveva nutrito: una cultura che sapeva interpretare e porgere agli altri, con umiltà, con profondo rispetto e singolare efficacia. Ci mancheranno i suoi racconti che, generalmente a fine anno, nell’approssimarsi del Natale, ci mandava a casa, accompagnati dalla sua bella scrittura vergata con inchiostro verde! Ci mancherà la sua ansia nel conservare e valorizzare ciò che si identificava con la tradizione della sua terra pratese: dalla cucina alle feste, dal particolare e inconfondibile lessico di un tempo ai personaggi dimenticati.
Echi id un monumento perduto (di Simonetta Cavaciocchi)
Le concezioni che valorizzano l’opera d’arte come documento storico, oltreché estetico, sono relativamente recenti. Nei fatti, l’uomo ha da sempre considerato gli spazi costruiti come organismi in movimento: legati alla funzione e al gusto del tempo, essi hanno subito...
