Solamente nel corso del ‘900, a cominciare dalla metà degli Anni ’30, la città di Prato ha potuto esibire come propria icona, in una ritrovata immagine dell’identità urbana, le vestigia di un restaurato1 Castello dell’Imperatore: testimonianza emblematica della più nobile architettura civile, archetipo della formazione castellana e dell’inurbamento medievale, da affiancare al rinato Palazzo Pretorio. In tale modo dopo secoli di oblio, Prato metteva in luce questo straordinario gioiello architettonico che il restauro di liberazione condotto nel 1936 da Angiolo Badiani aveva riportato agli antichi splendori, anche se a prezzo di una pesante azione di obliterazione e smantellamento delle parti ritenute non confacenti, come allora spesso accadeva, enfatizzando l’azione del restauro.
Per i Del Tasso. Il Crocifisso di San Pancrazio, da Firenze a Fossato e una nota su Benedetto da Maiano (di Francesco Traversi)
Abili “legnaiuoli” che ebbero un ruolo fondamentale nel panorama artistico fiorentino per quasi due secoli, i Del Tasso furono probabilmente la più numerosa e produttiva bottega di famiglia di tutto il Rinascimento toscano. Vasari spesso li menziona nelle Vite,...
