La notizia era delle più terribili: l’esercito di spagnoli, guidati dal Viceré di Napoli e da Giovanni de’ Medici, era in arrivo da Bologna attraverso gli Appennini. Da Firenze, verso la fine di luglio, la Signoria si rivolse a Battista Guicciardini, il potestà di Prato, con l’ordine di convocare i Conti di Vernio e il Capitano di Pistoia e di inviare qualche osservatore in Mugello per sincerarsi della situazione. Guidati dal buon senso, i pratesi pensavano che in caso di attacco avrebbero ricevuto il totale appoggio di Firenze, invece le cose non andarono così: la paura e una cinica forma di realpolitik portarono la città del giglio a prendere l’altra biasimevole decisione di richiamare il grosso del contingente difensivo verso la capitale.
Raffaello e il Sacco di Prato (di Paolo Maria Vannucchi)
Ricorrendo quest’anno il triste anniversario del Sacco di Prato, merita ricordare una tradizione secolare che vede nelle bordure degli arazzi della Cappella Sistina dedicati a La conversione di Saulo (tav. 1) e Fuga di S. Paolo dalla prigione (tav.2) un preciso...
