Quest’anno segna il cinquecentesimo anniversario dell’evento più traumatico e devastante mai occorso alla città di Prato. Il 29 agosto 1512, dopo due giorni di assedio, circa 5000 soldati spagnoli affamati, agli ordini del Viceré di Napoli, ruppero le mura presso Porta Serraglio. Uccidendo chiunque incontrassero sul loro cammino, sottomisero la città a un violento e sanguinario sacco che si protrasse per 22 giorni. Dal punto di vista del Viceré, l’operazione militare ebbe grande successo. Firenze capitolò quasi subito, Piero Soderini fu espulso dalla città e i Medici furono reintegrati al potere dopo un’assenza di quasi due decadi.
Le monache e il Sacco, tra prodigi e coraggio (di Claudio Cerretelli)
Alla fine del Cinquecento fra Serafino Razzi, descrivendo anche in base alle testimonianze da lui raccolte gli orrori del Sacco di Prato, ricorda che i mercenari non ebbero riguardo «né a cose sacre né a persone, anzi profanarono quegl’empi i sacri tempij e le chiese...
