Immaginiamo un pellegrino che durante una estate negli anni Trenta del Cinquecento si fosse avventurato in quelle contrade. Egli non avrebbe resistito al fascino dei luoghi. Avrebbe sentito l’impulso, fisico e spirituale, di immergersi in quella natura, di conquistare ogni particolare del rigoglioso paesaggio, sull’ultimo clivo del Monte Maggiore. Radi edifici occhieggiavano tra i cipressi, come punti salienti nel geometrico equilibrio dei terreni; terrazzamenti disegnati da filari di viti e olivi, prese di terra coperte di spighe in attesa della falce, frutteti dai variegati colori, boschi di faggi e querciole che, ricchi di stipe e ginestre, risalivano incontaminati i pendii.
Europa e Cina nel Medioevo: la Bibbia di Marco Polo (di Riccardo Saccenti)
Nel dicembre 1685, Philippe Couplet, procuratore dei gesuiti in Cina, durante un tour europeo a sostegno dell’ordine nella controversia sui riti cinesi, lasciava in dono al Granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici una serie di volumi in lingua cinese e un antico...
