Prima dell’alluvione del ’66, i «princìpi» dettati dal Procacci – a cui si attenevano i restauratori, ivi compreso il Tintori – erano quelli del «purismo testuale», secondo cui, soprattutto negli affreschi, si dovessero conservare e restaurare solo le parti originarie, d’autore; cancellando e portando «a neutro» le eventuali integrazioni.
Per ricordare Leonetto Tintori: vecchi restauri e nuove ricerche (di Cristina N. Grandin)
Dalla collaborazione giovanile con Ardengo Soffici, da cui veniva chiamato spesso per staccare dal muro i propri affreschi, deriva la grande capacità di Leonetto di eseguire lo «strappo» di un dipinto, cosa che gli tornerà utile nella sua carriera, quando opererà...
