La cultura come strumento d’emancipazione universale. Antonio Brunie la Biblioteca Popolare (di Niccolò Lucarelli)

Prato Storia e Arte n.136_137

Il Risorgimento non è stato soltanto una questione militare, ma è passato anche attraverso gli entusiasmi e i progetti di chi, per l’Italia, immaginava anche e soprattutto il progresso civile e culturale. Fra i tanti personaggi che la città di Prato ha dato al movimento risorgimentale, dovrebbe essere ricordato anche Antonio Bruni, che nell’apostolato delle lettere spese l’intera, e purtroppo breve, esistenza, che iniziò a Prato il 24 aprile 1843, in un’umile famiglia operaia. La Prato di metà Ottocento, che Gioberti definiva «piccola per il numero, ma grande per il cuore ed il valore dei suoi abitanti», era una città in cui ferveva l’attività, e in attesa dell’industria tessile fioriva una discreta produzione di berretti alla levantina, nella quale era impiegato anche il padre di Bruni, Vincenzo, così come un buon artigianato tessile, settore nel quale, invece, lavorava la madre, Rebecca Bonacchi.

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