Da Turku, in Finlandia, decidemmo di mandare una cartolina al sindaco Morales. Avevamo visitato le architetture di Malmö di Alvar Aalto e discutevamo, accalorati come nostro solito, sull’antico problema del rapporto delle nostre città con la contemporaneità (Prato e Firenze in particolare). C’era stato inoltre, ancora grondante amarezza, quello spiacevole episodio del Guerriero di Moore, donato alla città di Firenze dalla moglie Irina (Irina Radetsky, ucraina di Kiev), abbandonato nel cortile di Palazzo Vecchio fra gli annunci mortuari e di matrimonio, poi appunto risolto per l’impegno di Giuliano e la disponibilità di padre Rosito, con la collocazione sul prato della Cappella Pazzi in Santa Croce. Giusto per ricordare come in quegli anni Giuliano avesse intensamente a cuore la cultura artistica contemporanea nei luoghi pubblici, avendo alle spalle la fondamentale acquisizione della scultura di Moore, in piazza San Marco a Prato (su cui torneremo dettagliatamente).
Imprenditore, intellettuale, patriota. Un ritratto di Francesco Franceschini (di Niccolò Lucarelli)
Prato ha dato un importante contributo al Risorgimento, in particolare negli anni 1848-49, sia quando molti suoi cittadini presero parte alla Prima guerra d’Indipendenza, sia da un punto di vista del pensiero politico, basti pensare a Ermolao Rubieri, Piero Cironi,...
